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	<title>AFFRICA</title>
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	<description>Notizie, informazioni e approfondimenti sul continente nero</description>
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		<title>In campo con le donne. Triangolare calcistico al femminile a Oristano</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 09:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mc</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 18 Maggio 2013, al campo Tharros (Oristano) a partire dalle ore  18.00,  si terrà “ In campo con le donne”. Lo sport per sostenere il diritto allo studio delle donne in Kenya”. Si tratta di un triangolare calcistico al femminile  - organizzato dall&#8217;OSVIC &#8211; che vedrà come protagoniste la squadra di calcio della Torres (Sassari), l’Oristano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8104" title="in campo con le donne" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/05/in-campo-con-le-donne.jpg" alt="" width="283" height="283" />Il <strong>18 Maggio</strong> 2013, al campo <strong>Tharros</strong> (Oristano) a partire dalle ore  18.00,  si terrà “ <strong>In campo con le donne”. Lo sport per sostenere </strong><span style="font-weight: bold;">il diritto allo studio delle donne in Kenya”.</span> Si tratta<span style="font-weight: bold;"> </span>di un triangolare calcistico al femminile  - organizzato dall&#8217;OSVIC &#8211; che vedrà come protagoniste la squadra di calcio della Torres (Sassari), l’Oristano Calcio e una rappresentanza di politici oristanesi, del Comune e della Provincia. Il triangolare sarà preceduto da una partita amichevole tra le squadre  giovanili dell’Oristano Calcio e del  Gigi Riva di Cagliari.</p>
<p>L&#8217;evento nasce dall&#8217;idea di parlare  di uguaglianza di genere e solidarietà internazionale, attraverso  il protagonismo femminile. Per questo motivo sono state coinvolte le atlete della <strong>Torres Calcio</strong>, eccellenza sportiva a livello nazionale ed europeo  e testimonial ideale per una campagna OSVIC a <strong>favore delle donne, attraverso le donne</strong>.</p>
<p>L’ingresso alla manifestazione sarà libero; i partecipanti potranno contribuire &#8211; con un’offerta &#8211;  a sostenere 10  borse di studio di giovani donne keniote provenienti da famiglie povere nel distretto di Laikipia. Ogni borsa di studio, annuale,  ha un costo pari a 500 euro e comprende l’iscrizione al Collegio, vitto, alloggio, materiale didattico, due divise e le attrezzature richieste dagli istituti  a ciascun studente (materasso, prodotti per l’igiene personale, coperte, lenzuola..).</p>
<p>“<strong>In Campo con le Donne</strong>” è una iniziativa per sostenere il diritto allo studio e all&#8217;istruzione delle donne attraverso lo sport, strumento di solidarietà  che può avvicinare comunità e mondi a volte lontani.</p>
<p>L’OSVIC, da tempo impegnato in Kenya in progetti di sviluppo e cooperazione internazionale, ha sempre operato per sostenere l&#8217;uguaglianza di genere. Le donne beneficiarie delle attività dell&#8217;Organismo hanno spesso dimostrato l&#8217;efficacia della formazione ricevuta: hanno intrapreso attività lavorative e, a loro volta, sono diventate portatrici di conoscenza e formazione.</p>
<p>L&#8217;<strong>efficacia</strong> <strong>dell&#8217;istruzione femminile</strong> è di estrema rilevanza nella riduzione delle povertà e nella promozione dell&#8217;uguaglianza e dello sviluppo. Per questo motivo promuovere attività che sostengano il diritto dello studio è  fondamentale ed è per questo che creare sinergie sul territorio sardo relative all&#8217;argomento diventa obiettivo centrale nella programmazione che l&#8217;OSVIC realizza localmente.</p>
<p><strong>Per INFO</strong>: <strong>OSVIC</strong>-<strong>Via Goito 25 Oristano</strong>. <strong>Tel/Fax 078371817 -</strong> <a href="http://www.osvic.it/" target="_blank"><strong>www.osvic.it</strong></a> - <strong>osvicor@tiscali.it</strong></p>
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		<title>La storia di Vitus</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 16:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti d'Affrica]]></category>
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		<description><![CDATA[Vitus era un uomo tanzaniano di 44 anni, affetto da albinismo, che era entrato, a partire dal Novembre 2012, all&#8217;interno del progetto albini, promosso da Tulime  nel distretto di Kilolo. Quando i volontari di Tulime lo hanno incontrato per la prima volta, Vitus già recava sul proprio volto i segni di un male incurabile. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-full wp-image-8091 alignleft" title="Vitus e Giorgio_tulime onlus" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/05/Vitus-e-Giorgio_tulime-onlus.jpg" alt="" width="384" height="294" />Vitus </strong>era un <strong>uomo tanzaniano di 44 anni</strong>, affetto da <strong>albinismo</strong>, che era entrato, a partire dal Novembre 2012, all&#8217;interno del progetto albini, promosso da Tulime  nel distretto di Kilolo. <strong>Quando i volontari di Tulime lo hanno incontrato per la prima volta, Vitus già recava sul proprio volto i segni di un male incurabile</strong>. Il tumore alla pelle di cui era affetto era stato, sicuramente, causato dall’esposizione continuativa ai raggi del cocente sole africano a cui Vitus era costretto a sottoporre la sua pelle quando andava a <strong>lavorare nei campi </strong>nei pressi di Magome, villaggio in cui risiedeva.<strong> L’agricoltura</strong>, infatti, era l’<strong>unica fonte di sostentamento </strong>per lui e per la sua famiglia, composta da sua moglie e da sei figli. A rendere purulenta la ferita, che copriva metà del lobo destro, erano inoltre state le cattive condizioni igieniche in cui viveva e il berretto di lana con cui cercava di proteggere la lesione. Nonostante avesse bisogno di indossare gli occhiali da sole, era impossibilitato ad usarli per il lancinante dolore che provava quando la stanghetta laterale degli occhiali entrava in contatto con la ferita.</p>
<p>La vita di Vitus è stata segnata dalla povertà, dalla mancanza di lavoro e dalla fame. Ciò che però la rendeva ancora più difficile era la consapevolezza di non essere stato in grado, malgrado gli enormi sforzi, di donare ai suoi giovani figli e a sua moglie una esistenza migliore della sua. <strong>E’ indelebile ancora il ricordo di quando ci ha raccontato tutte le passate traversie per ottenere delle cure</strong>. Mai domo e con l’unico pensiero rivolto alla sua famiglia, questo uomo si era barcamenato fra i luoghi del servizio sanitario Tanzaniano al fine di trovare un rimedio in grado di poter alleviare le sue sofferenze e per potere continuare a lavorare nei campi. Prima si era recato alla Diocesi di Iringa, inseguito all’ospedale Muhimbili di Dar es Salaam in cui lo staff medico, pur avendolo classificato con un paziente affetto da cancro alla pelle, gli aveva proposto di rimanere in città per un’altra settimana in attesa del ritorno del capo reparto. La mancanza di denaro non gli aveva però permesso si prolungare il costoso soggiorno in città. Dopo questo tentativo, si era rivolto all’ospedale regionale di Iringa per essere inserito all’interno di una speciale lista di persone albine, affette da cancro alla pelle le quali avrebbero ricevuto cure farmacologiche all’interno del reparto di dermatologia dell’ospedale KCMC (Kilimanjaro Christian Medical Centre) di Moshi.</p>
<p>Quando i volontari di Tulime  hanno incontrato Vitus per la prima volta subito si sono adoperati, data la gravità della situazione, a far ricoverare l’uomo in un ospedale di Dar es Salaam, chiamato Ocean Road Cancer Hospital, specializzato nelle cure oncologiche. A nulla sono serviti, purtroppo, i cicli di chemioterapia a cui i dottori dell’Ocean Road hanno sottoposto Vitus. Alla fine, e’ deceduto tra l’affetto dei suoi cari nel suo villaggio natale.</p>
<p><strong>E’ doveroso adesso assicurare ai suoi figli il sostentamento e un’istruzione adeguata</strong>, alcune delle ragioni per cui Vitus, non curante della sua pelle bianca, andava tutti i giorni a coltivare la terra.</p>
<hr size="1" noshade="noshade" /><strong><span style="color: #800000;">ANDREA CARDONI</span></strong> – Nato a Roma, anno 1981. In famiglia è stato preceduto da generazioni di viaggiatori per lavoro dai quali, fin da piccolo, ha sentito parlare di Africa e quando è diventato grande abbastanza ci è andato e tornato. Si occupa di grafica, video, volontariato, cooperazione, ricerca sociale e scrittura. Fa parte di Tulime onlus, con la quale va in Tanzania. Cammina domandando.</p>
<p>Per saperne di più sul progetto di Tulime in Tanzania: <a href="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/05/CS_albini-Tanzania.pdf">CS_albini Tanzania</a></p>
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		<title>Razza partigiana</title>
		<link>http://affrica.org/razza-partigiana/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 11:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi.
Giorgio Marincola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-8075" title="Giorgio Marincola" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/04/Giorgio-Marincola.jpg" alt="" width="192" height="245" />Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi.<br />
</em><em>Giorgio Marincola</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Molina di Fiemme, 4 maggio 1945. <strong>Una delle ultime stragi naziste in territorio italiano</strong>. Fra le 27 vittime, un ragazzo di 21 anni, identificato come “ufficiale medico sudafricano partigiano”, “il negro americano caduto combattendo a fianco dei fratelli bianchi”, “l’americano di origine africana”, “il mulatto che portava i segni distintivi di internato nel Lager di Bolzano”. Il “ragazzo mulatto”, presente anche negli elenchi di uno dei 695 fascicoli sui crimini compiuti dai nazisti e dai fascisti e nascosti fino al 1994 nell’armadio della vergogna presso la sede della Procura generale militare a Roma, è<strong> Giorgio Marincola</strong>. <strong>Nato</strong> nel settembre 1923 a Mahaddei Uen, a cinquanta chilometri da Mogadiscio, <strong>in Somalia</strong>, <strong>da padre italiano e da madre somala</strong>, di <strong>nazionalità italiana</strong>, <strong>partigiano</strong>.</p>
<p>La sua storia è raccontata da<strong> Carlo Costa</strong> e<strong> Lorenzo Teodonico</strong> nel libro “<strong><em>Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)</em></strong>”. Attraverso<strong> documenti di archivio e testimonianze</strong> dei suoi amici, delle persone che gli stettero vicino e della <strong>sorella Isabella</strong>, viene ricostruito il percorso singolare di Giorgio: l’infanzia in Calabria, il liceo romano e l’incontro con <strong>Pilo Albertelli</strong>, il professore di storia e filosofia poi martire delle Fosse Ardeatine, il costante <strong>legame con la Somalia</strong>, che influenzò anche la sua scelta di iscriversi alla Facoltà di Medicina per specializzarsi in malattie tropicali, con la prospettiva di farvi ritorno, la sua <strong>doppia identità</strong>, somala e italiana, il suo <strong>antifascismo</strong> e la sua <strong>partecipazione alla Resistenza</strong>.<img class="alignright size-full wp-image-8076" title="Razza partigiana" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/04/Razza-partigiana.jpg" alt="" width="200" height="284" /></p>
<p>Quella dell’<strong>unico partigiano nero della Resistenza</strong> è una storia che è stata dimenticata per decenni ma che, grazie al libro di Costa e di Teodonico, diventa attuale e indispensabile. Oltre a fornirci uno spaccato del colonialismo italiano in Africa, della lotta partigiana e dell’Italia della Liberazione, è uno <strong>strumento contro il razzismo dilagante</strong>, contro chi ancora discrimina e chiede classi separate nelle scuole, contro chi si ostina a non voler conoscere e studiar la nostra storia.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">MARISA FOIS</span> </strong><strong>| AFFRICA – CSAS</strong></p>
<hr size="1" noshade="noshade" />Carlo Costa, Lorenzo Teodonio, <em><a href="http://iacobellieditore.it/frammenti-di-memoria/47-razza-partigiana.html" target="_blank"><strong>Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)</strong></a></em>, Iacobelli Editore, Roma 2008</p>
<p>Per saperne di più sulla ricerca di Costa e Teodonio, sul reading con Wu Ming 2 e per consultare lo splendido archivio fotografico: <a href="http://www.razzapartigiana.it/index.php" target="_blank"><strong>Razza partigiana</strong></a></p>
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		<title>Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura, di Giulio Di Luzio</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 13:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Richiedente asilo, rifugiato, beneficiario di protezione umanitaria, vittima della tratta, migrante/immigrato, migrante irregolare. Sono queste le parole giuste, parole che Giulio Di Luzio sceglie di mettere alla fine del suo Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura e da cui si dovrebbe ripartire.
Perché, per raccontare la nostra società, depurarla e ripulirla da ogni forma di pregiudizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8065" title="Clandestini_Di Luzio" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/04/Clandestini_Di-Luzio.jpg" alt="" width="166" height="160" />Richiedente asilo, rifugiato, beneficiario di protezione umanitaria, vittima della tratta, migrante/immigrato, migrante irregolare. Sono queste le <strong>parole giuste</strong>, parole che <strong>Giulio Di Luzio</strong> sceglie di mettere alla fine del suo <strong><em>Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura</em></strong> e da cui si dovrebbe ripartire.</p>
<p>Perché, per raccontare la nostra società, depurarla e ripulirla da ogni forma di pregiudizio è indispensabile <strong>ricominciare dalle parole</strong> “che rimpolpano il lessico quotidiano su migranti e migrazioni”. Per fare questo si devono però <strong>conoscere anche quelle sbagliate</strong>, umilianti, che istigano alla paura, che ci danno la misura del senso di minaccia, che sono ormai “diventata l’unica chiave di lettura delle migrazioni” e hanno favorito la creazione di un “<strong>sistema di rappresentazione grammaticale contiguo alla discriminazione</strong>”.</p>
<p><em>Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura </em>è quindi un <strong>vero alfabeto della paura</strong>, che raccoglie, <strong>dalla A alla Z</strong>, tutti i termini maggiormente utilizzati nelle recenti cronache e nella narrativa pubblica. È “un <strong>alfabeto declinato nelle forme ansiogene</strong>, che usiamo quotidianamente” e ci dà la misura di quanto la stampa, la televisione e ogni mezzo di comunicazione possa, attraverso un loro uso spropositato, creare <strong>allarmismo nei confronti di una “presunta diversità”</strong>, di quanti vengono percepiti come invasori.<img class="alignright size-full wp-image-8066" title="Clandestini_Di Luzio_" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/04/Clandestini_Di-Luzio_.jpg" alt="" width="182" height="300" /></p>
<p>Recentemente, lo scorso 4 aprile, l’agenzia Adnkronos ha annunciato che i suoi lanci non conterranno più la parola “clandestino” riferita alle persone immigrate. Il lavoro è certo ancora lungo, ma – nell’attesa di poter cancellare dal nostro vocabolario questo ed altri termini – rappresenta pur sempre un piccolo passo avanti per “<strong>i migranti dileggiati dal giornalismo italiano</strong>”, a cui Giulio Di Luzio dedica il suo libro.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">MARISA FOIS</span> </strong><strong>| AFFRICA – CSAS</strong></p>
<hr size="1" noshade="noshade" />Giulio Di Luzio, <em><a href="http://www.ediesseonline.it/catalogo/materiali/clandestini" target="_blank">Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura</a></em>, Ediesse, Roma 2013</p>
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		<title>Il Festival delle arti e della cultura Masa in Camerun</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 19:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 4 al 6 aprile 2013 si è tenuto a Yagoua il 5° Festival des arts et de la culture Massa “Tokna Massana”, a cui ho dovuto per forza partecipare come Direttore del Centre Culturel et Musée de la Vallée du Logone. Nel Nord Camerun questi festival tribali sono diventati manifestazioni di grande interesse dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8055" title="Il Festival delle arti e della cultura Masa in Camerun" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/04/toknaPICT0161.jpg" alt="" width="318" height="436" />Dal 4 al 6 aprile 2013 si è tenuto a <strong>Yagoua</strong> il 5° <strong><em>Festival des arts et de la culture Massa “Tokna Massana”</em></strong>, a cui ho dovuto per forza partecipare come Direttore del <em>Centre Culturel et Musée de la Vallée du Logone</em>. Nel <strong>Nord Camerun</strong> questi <strong>festival tribali sono diventati manifestazioni di grande interesse </strong>dove ogni tribù cerca di comunicare la sua immagine al resto del paese.</p>
<p><strong>Cominciata nel 2003 a Yagoua</strong>, capitale dei Masa del Camerun, la serie è continuata poi ogni due anni, <strong>alternandosi tra Camerun e Ciad</strong>. Questa grande kermesse cerca, in qualche modo, di <strong>strutturare la società masa</strong>. Nei tre giorni un <strong>importante programma</strong>, che non è mai stato rispettato, cerca di mettere in moto tutta una serie di commissioni: <strong>artigianato, danze, lingua, accoglienza degli invitati</strong>. Ogni anno un <strong>tema diverso</strong> cerca di strutturare la popolazione masa, con una serie di discorsi sulla cultura, presentazione di progetti di sviluppo, presentazione di oggetti di artigianato, ricostituzione una unità di abitazione familiare. <strong>Spesso però la prolusione iniziale è affidata a stranieri</strong>: nel 2003 a Françoise Dumas-Champion, antropologa che ha pubblicato molto sui Masa, quest’anno al gesuita spagnolo José Luis Ferrer Soria, che ha lavorato a lungo con i Masa sia in Ciad che in Camerun.</p>
<p>Questi festival, che mettono in vedette i “grandi” – uomini politici masa, funzionari pubblici, militari, commercianti – sono stati <strong>spesso il trampolino di lancio per aspiranti politici</strong>, sia a livello locale che nazionale. In effetti il festival dei Masa è <strong>in mano ai partiti al potere</strong>: il RDPC in Camerun e il MPS in Ciad. Questi <strong>sfruttano a loro vantaggio l’esaltazione dei valori tradizionali</strong>, come l’<strong>iniziazione dei ragazzi</strong>, che dopo l’ultima edizione in Ciad nel 1975 (edizione voluta dal presidente della repubblica del Ciad Tombalbay, l’ultima vera iniziazione fu in Camerun nel 1954, dopodiché fu proibita dal potere musulmano che voleva islamizzare tutto il nord del paese) fu di nuovo ripresa prima timidamente nel 2009, e poi pienamente in tutto il paese masa e tupuri nel 2010. Nel 2009, in particolare, il bestiame da sacrificare per la preparazione dell’iniziazione fu pagato dalla cassa della Tokna Massana, allora in mano a un grande funzionario ministeriale che divenne subito dopo Segretario di Stato all’insegnamento superiore.</p>
<p>Per mezzo di queste manifestazioni <strong>i Masa continuano inesorabilmente l’integrazione dei piccoli gruppi periferici</strong>. Alla tokna partecipano i <strong>Gizey</strong> e i <strong>Wina</strong>, <strong>popolazioni certo vicine alla cultura masa, ma fino a pochissimi anni fa indipendenti </strong>e più orientate, dal punto di vista culturale, più verso il mondo tupuri che quello masa. Oggi dire a un Gizey che non è Masa è considerato un insulto.  Altro piccolo gruppo che si sta integrando è quello degli <strong>Ham</strong>, popolazione residua (meno di 2000 persone) degli antichi abitanti delle rive del Logone prima dell’arrivo dei Masa.</p>
<p>Questo <strong>“imperialismo” masa</strong> si manifesta attraverso aspri dibattiti su internet ed è espresso in modo particolare da quello che è considerato l’<strong>inno della Tokna Massana</strong>:</p>
<p>“Massa, noi siamo una grande famiglia,<br />
in piedi al suono del corno.<br />
L’Islam non ci separerà,<br />
il cristianesimo non ci separerà,<br />
la politica non ci separerà.<br />
Il Massa del sud fraternizza con quello del nord.<br />
Il Wiyna si rifugia dai Muzuk<br />
E il Gizey trova la pace preso i Waliya”</p>
<p>Questi festival esprimono tutta l’<strong>ambiguità </strong>del <strong>voler passare collettivamente la tappa della modernità restando</strong>, nello stesso tempo, <strong>resistenti alle pressioni  della scuola,  delle religioni rivelate e delle migrazioni in ambito urbano</strong>. Ma se i “grandi” si riuniscono in grandi assemblee denominate pomposamente “Stati Generali della cultura massa”, tutti gli altri vengono per la festa, il loro viaggio e cibo procurato spesso dall’organizzazione del festival o dal politico potente di turno.</p>
<p><strong>Mentre ci si interroga sulla società e i suoi mali</strong> (il rimettere in auge l’iniziazione era giustificato dal fatto che tutti i masa non iniziati sono bambini, da cui risulterebbero le derive attuali: furto, alcolismo generalizzato, fuga in città dei giovani … ma poi si è constatato che l’iniziazione non ha corretto niente di questi atteggiamenti), <strong>pochi denunciano l’immobilismo e il lavoro nullo delle élite politico-sociali</strong>, che come dappertutto, finite le elezioni, se ne stanno nelle grandi città dimenticando il villaggio e la sua vita. In fin dei conti gli oppositori non si presentano, tanto non avrebbero voce in capitolo, i “grandi” si mettono in  mostra e preparano le loro carriere, il popolo ha due giorni di festa, prima di tornare al duro quotidiano di sempre. I grandi discorsi e le risoluzioni prese negli Stati Generali sono dimenticati in fretta, <strong>nessuna decisione pratica viene presa</strong> e … <strong>ci rivedremo tra tre anni</strong>.</p>
<hr size="1" noshade="noshade" /><span style="color: #800000;"><strong>TONINO MELIS</strong> </span>è prete, missionario in Ciad e Camerun dall’85, linguista e direttore del Centre Culturel et Musée de la Vallée du Logone a Yagoua, Nord Camerun.</p>
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		<title>&#8220;Cooperazione e risorse comuni&#8221;. A Cagliari dall&#8217;11 Aprile</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 13:01:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Dipartimento di Scienze Sociali e delle Istituzioni (Corso di Laurea in Governance e Sistema Globale) in collaborazione con OSVIC (Organismo Sardo di Volontariato Internazionale Cristiano) e Sardegna Solidale organizzano il ciclo di seminari  &#8221;Cooperazione e risorse comuni. Il contributo dell’azione non istituzionale alla tutela dei diritti collettivi&#8221; che si terranno  nell’Aula C.M. 11 al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8046" title="Logo_Università_di_Cagliari" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/04/Logo_Università_di_Cagliari.jpg" alt="" width="292" height="293" />Il <strong>Dipartimento di Scienze Sociali e delle Istituzioni </strong>(Corso di Laurea in Governance e Sistema Globale) in collaborazione con <strong>OSVIC</strong> (<em>Organismo Sardo di Volontariato Internazionale Cristiano) </em>e <strong>Sardegna Solidale</strong> organizzano il ciclo di seminari  &#8221;<strong>Cooperazione e risorse comuni. Il contributo dell’azione non istituzionale alla tutela dei diritti collettivi</strong>&#8221; che si terranno  nell’Aula C.M. 11 al quarto piano dell’ex Clinica Aresu, in via San Giorgio 12.</p>
<p><strong>Destinatari </strong><strong>sono gli <strong>s</strong></strong><strong>tudenti delle lauree magistrali in Governance e Sistema Globale e in Politica, Società e Territorio</strong> per i quali si prevede il riconoscimento di 2 crediti formativi, a fronte della stesura di una relazione originale di 3000 parole su uno degli argomenti presentati dai relatori, a scelta.</p>
<p>L’iscrizione al programma di attività deve essere inoltrata per e-mail al Prof. Giovanni Sistu (<a href="mailto:sistug@unica.it">sistug@unica.it</a>) <strong>entro il 10 aprile 2013</strong>. Nella domanda di iscrizione occorre indicare il proprio nome e cognome, il corso di laurea e l’anno, un recapito telefonico. Per ulteriori informazioni gli studenti possono inviare un messaggio all’indirizzo di posta elettronica già indicato.</p>
<p>Obiettivi del seminario sono quelli di:</p>
<ol>
<li>Far conoscere le modalità con le quali si costruisce, in un progetto di cooperazione allo sviluppo, la considerazione della gestione delle risorse comuni;</li>
<li>Accrescere le competenze tecniche e pratiche degli studenti in accordo con quelle teoriche acquisite durante il percorso didattico – formativo del corso di laurea;</li>
<li>Fornire ai partecipanti conoscenza delle abilità e degli strumenti necessari a lavorare in Organismi Non Governativi, attivi nel campo della cooperazione allo sviluppo.</li>
</ol>
<p><strong>Di seguito, il <strong>calendario degli appuntamenti</strong>:</strong></p>
<ul>
<li><strong>11 aprile </strong>- ore 16-19</li>
</ul>
<p>Beni comuni in Sardegna. Campagne informative e sostegno alla società civile<br />
<strong>Paola Gaidano</strong> (coordinatrice OSVIC)</p>
<ul>
<li><strong>23 aprile</strong> &#8211; ore 16-19</li>
</ul>
<p>Sovranità alimentare nei campi profughi<br />
<strong>Rossella Urru</strong> (cooperante CISP)</p>
<ul>
<li><strong>2 maggio</strong> &#8211; ore 16-19</li>
</ul>
<p>Il controllo della terra e la progettazione per la cooperazione<br />
<strong>Maurizio Mulas</strong> (docente di produzioni vegetali &#8211; Università di Sassari)</p>
<ul>
<li><strong>3 maggio</strong> &#8211; ore 9.30-12.30</li>
</ul>
<p>Risorse comuni e conflitto in Africa. L’esperienza della centrale idroelettrica di Madunda (Tanzania)<br />
<strong>Piera Freccero</strong> (City &amp; Guilds)</p>
<ul>
<li><strong>16 maggio -</strong> ore 16-19</li>
</ul>
<p>Gestire l’acqua. Modelli a confronto<br />
<strong>Roberto Silvano</strong> (ingegnere idraulico, già direttore generale dell’Ente Acque della Sardegna)</p>
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		<title>Sardegna e Tunisia. Il 12 e 13 Aprile a Cagliari</title>
		<link>http://affrica.org/sardegna-e-tunisia-il-12-e-13-aprile-a-cagliari/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 11:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prendi nota!]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cagliari]]></category>
		<category><![CDATA[evento]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
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		<description><![CDATA[Si terrà a Cagliari, il 12 e 13 Aprile, il seminario &#8220;Sardegna e Tunisia: un patrimonio comune verso uno sviluppo condiviso&#8221;,  un momento di sintesi rispetto allo stato dell’arte delle relazioni passate e presenti tra i due territori, e inoltre un’occasione di stimolo e confronto che vedrà protagonisti i rappresentanti del mondo accademico, istituzionale, imprenditoriale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8033" title="Tunisia" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/04/flag_tunisia.jpg" alt="" width="326" height="288" />Si terrà a Cagliari, il 12 e 13 Aprile, il seminario &#8220;<strong><em>Sardegna e Tunisia: un patrimonio comune verso uno sviluppo condiviso&#8221;</em></strong>,  un <strong>momento di sintesi</strong> rispetto allo stato dell’arte delle relazioni passate e presenti tra i due territori, e inoltre un<strong>’occasione di stimolo e confronto</strong> che vedrà protagonisti i rappresentanti del mondo accademico, istituzionale, imprenditoriale e della società civile sarda e tunisina. Il seminario, organizzato dal <strong><em>Centro Italo Arabo</em></strong>, struttura in via di avviamento grazie all’accordo tra l’<strong>Università di Cagliari</strong> e l’<strong>Agenzia Regionale per il lavoro – Regione Autonoma della Sardegna</strong>, è realizzato anche con il prezioso supporto del <strong>Centro Studi Filologici Sardi</strong> e del <strong>Dipartimento di Linguistica, Filologia e Letteratura dell’Università di Cagliari.</strong></p>
<p>Il programma è strutturato in <strong>due momenti</strong>:</p>
<p>- una <strong>giornata di studi</strong> sullo stato dell’arte dei rapporti tra i due territori e su nuovi spunti di confronto e dialogo <strong>(12 Aprile 2013 ore 9:30 &#8211; Aula Arcari, Viale S. Ignazio 86 Cagliari)</strong><strong><em> </em></strong></p>
<p>- una <strong>tavola rotonda aperta</strong> ai rappresentanti delle società civile e delle Istituzioni sarde e tunisine <strong>(13 Aprile ore 9:30 – Mediateca del Mediterraneo, Vai Mameli 164 Cagliari).</strong><strong><em> </em></strong></p>
<p>Sarà possibile seguire la prima giornata in <strong>diretta <em>streaming</em></strong>, a cura di <strong>Unicaradio.it</strong> (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://elearning.unica.it/diretta1/" target="_blank"><strong>http://elearning.unica.it/diretta1/</strong></a></span> oppure<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://elearning.unica.it/diretta2/" target="_blank">http://elearning.unica.it/diretta2/</a></span></strong>), con l’ausilio di un servizio di interpretariato simultaneo italiano-francese, mentre la tavola rotonda sarà in <strong>videoconferenza</strong> con l’Università di Tunisi – Manouba.<strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Fonte: Comunicato Stampa</strong></p>
<p><strong>INFO: </strong></p>
<p><strong></strong></p>
<div id="_mcePaste"><strong>CENTRO ITALO ARABO</strong></div>
<div id="_mcePaste">Via S. Giorgio 12, 09124 Cagliari &#8211; 4° Piano attico ex Clinica Aresu, Tel: 070 675 6410/6 &#8211; 320 0796080</div>
<div id="_mcePaste">Prof. Giuseppe Marci gmarci@unica.it</div>
<div id="_mcePaste">Dott. Daniele Cocco dcocco@unica.it; Dott.ssa Paola Ninu p.ninu@unica.it</div>
<div id="_mcePaste">Pagina Facebook: <a href="http://www.facebook.com/pages/Centro-Italo-Arabo/325369030909490" target="_blank"><strong>Centro Italo Arabo</strong></a></div>
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		<title>Contro il razzismo. Mettiti nei miei panni</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 23:04:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giornata mondiale contro il razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Nei miei panni]]></category>
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		<description><![CDATA[“Ogni anno in Italia sono migliaia gli atti di razzismo. Donne e uomini discriminati per etnia, lingua o condizione sociale. Ma tu non sei uno di loro, vero? Prova a metterti nei mie panni”.
Nei miei panni è un gioco interattivo, pensato per far “capire che le discriminazioni razziali non hanno ragione di esistere”.
Provate per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8012" title="neimieipanni" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/03/neimieipanni2-300x265.png" alt="" width="300" height="265" />“Ogni anno <strong>in Italia sono migliaia gli atti di razzismo</strong>. <strong>Donne</strong> e <strong>uomini</strong> <strong>discriminati</strong> per etnia, lingua o condizione sociale. Ma tu non sei uno di loro, vero? Prova a metterti nei mie panni”.</p>
<p><strong><em>Nei miei panni</em></strong> è un <strong>gioco interattivo</strong>, pensato per far “capire che <strong>le discriminazioni razziali non hanno ragione di esistere</strong>”.</p>
<p>Provate per un attimo ad immedesimarvi in <strong>un migrante che vorrebbe vivere in Italia</strong>: <strong>Modou</strong>, senegalese di 31 anni, <strong>Katerina</strong>, ucraina di 40 anni, o <strong>Ahmed</strong>, tunisino di 23 anni. Sono tre personaggi di fantasia, ma fanno parte di <strong>tre delle comunità straniere</strong> presenti nel nostro Paese fra le più numerose. Infatti, secondo le fonti Unar/Istat, i <strong>senegalesi</strong> sono circa 81.000, gli immigrati <strong>ucraini</strong> (al 1 gennaio 2011) si attestano sui 200.000, di cui l’80% donne, e i <strong>tunisini</strong>, sempre stando ai dati del 2011, sono 106.000.</p>
<p>Durante il gioco, partendo da un budget di 700 euro, <strong>dovrete fare delle scelte</strong>, trovare una casa, un lavoro e occuparvi dell’assistenza sanitaria, riuscire a mettere da parte qualcosa da inviare alla vostra famiglia e <strong>provare ad arrivare a fine mese</strong>.<strong>Altrimenti sarete costretti ad andarvene</strong>.</p>
<p>Insomma, quanto accade ogni giorno agli <strong>oltre cinque milioni di immigrati che vivono in Italia</strong>. Pensiamoci.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8013" title="Modou_Katerina_Ahmed" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/03/Modou_Katerina_Ahmed.jpg" alt="" width="800" height="267" /></p>
<p><em>Nei mie panni</em> è un progetto pensato dall&#8217;<strong>Unar</strong> (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) in collaborazione con <strong>Caterpillar AM</strong> nell&#8217;ambito della <strong>campagna di sensibilizzazione contro il razzismo</strong> che culminerà il <strong>21 marzo</strong>, <strong><em>Giornata mondiale contro il razzismo</em></strong>, data scelta per ricordare il <strong>massacro di Sharpeville del 1960</strong>, la giornata più sanguinosa dell’<strong>apartheid in Sudafrica</strong>.</p>
<p>Provate anche voi:<strong> <a href="http://www.giocaneimieipanni.it/" target="_blank">Gioca nei miei panni </a></strong></p>
<p><strong><span style="color: #800000;">MARISA FOIS</span> </strong><strong>| AFFRICA – CSAS</strong></p>
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		<title>“S’aggiudu torrau”. Donne, Senegal, scambio interculturale. A Cagliari il 21 marzo</title>
		<link>http://affrica.org/s-aggiudu-torrau-donne-senegal-scambio-interculturale-a-cagliari-il-21-marzo/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 12:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì 21 Marzo 2013 alle 18.30 presso Villa Muscas in Via Sant’Alenixedda, ex Istituto Agrario Duca degli Abruzzi, a Cagliari, la Soc. Coop. L&#8217;aquilone di Viviana organizza l&#8217;evento di presentazione finale del progetto di integrazione sociale e di scambio interculturale di genere “S&#8217;aggiudu torrau”.
Il progetto “S&#8217;aggiudu torrau” è stato realizzato dalla Soc. Coop. L&#8217;aquilone di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8002" title="Aquilone di Viviana" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/03/Aquilone-di-Viviana-235x300.jpg" alt="" width="235" height="300" />Giovedì <strong>21 Marzo 2013</strong> alle <strong>18.30</strong> presso Villa Muscas in Via Sant’Alenixedda, ex Istituto Agrario Duca degli Abruzzi, a <strong>Cagliari</strong>, la <strong>Soc. Coop. L&#8217;aquilone di Viviana</strong> organizza l&#8217;evento di presentazione finale del <strong>progetto di integrazione sociale e di scambio interculturale di genere “<em>S&#8217;aggiudu torrau</em>”</strong>.</p>
<p>Il progetto “<em>S&#8217;aggiudu torrau</em>” è stato realizzato dalla Soc. Coop. L&#8217;aquilone di Viviana in collaborazione con l&#8217;Associazione Genti de Mesu nell’ambito delle manifestazioni d’interesse volte alla <strong>realizzazione di azioni positive per la rimozione di ogni forma di discriminazione diretta ed indiretta nei confronti delle donne e per la promozione delle</strong><strong> pari opportunità</strong> &#8211; Promosse dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Cagliari.</p>
<p>Le protagoniste saranno le <strong>donne</strong>, l’<strong>imprenditoria femminile</strong>, la <strong>moda </strong>e la <strong>sartoria</strong>, la <strong>cultura</strong>, il <strong>Senegal</strong>. Non mancate!</p>
<p>Vi raccontiamo <strong>in breve la storia del progetto</strong>, che avrete modo di conoscere personalmente dai protagonisti. “<em>S&#8217;aggiudu torrau</em>” si riferisce al legame di continuità con il progetto di sviluppo sostenibile “<em>ll Teatro promotore di Capitale sociale in una prospettiva di genere</em>”, realizzato in <strong>Senegal</strong> dalla Soc. Coop. L’aquilone di Viviana nel 2011, in collaborazione con l’Associazione Sunugal-Milano, a cui parteciparono il <strong>Centro Socio Culturale di formazione di taglio e cucito Sunugal di Guedjawaye- Dakar</strong> attraverso la <strong>linea di moda italo-senegalese <em>Gis Gis</em></strong>.<br />
Il progetto sostenuto della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Cagliari è stato <strong>presentato a Cagliari nel 2012</strong> in occasione del <strong>Festival ETNIKA</strong>, attraverso una Conferenza Spettacolo e promuovendo la linea di moda <em>Gis Gis</em> tra i negozianti locali in un etica eco-friendly.</p>
<p>Da Novembre 2012 sino a Marzo 2013, l&#8217;aiuto ritorna.<br />
In una prima fase il <strong>teatro si fa di nuovo promotore di integrazione</strong>, questa volta delle migranti senegalesi in loco con <strong><a href="http://affrica.org/aaa-cercansi-7-donne-sarde-e-7-donne-senegalesi-per-un-laboratorio-teatrale-a-cagliari/" target="_blank">7 donne senegalesi e 7 donne sarde</a></strong> che frequentano un <strong>laboratorio teatrale interculturale di genere</strong>, nella seconda fase, <strong><a href="http://affrica.org/moda-senegal-e-sardegna-cercasi-interprete/" target="_blank">due giovani sarte senegalesi</a></strong> – Codou Fall e Marie Costance Mendy della linea di moda <em>Gis Gis</em> di Guedjawaye – <strong>arrivano a Cagliari per confrontarsi attraverso lo strumento del lavoro sartoriale e dello scambio interculturale con la popolazione locale</strong> (Negozi, Scuole, Sarti, Accademia della moda, Associazioni interculturali attive in Sardegna). <strong>Intercultura</strong> è intesa dunque come <strong>scambio e dono reciproco</strong>, condivisione di saperi antichi e strumenti contemporanei, intreccio di lingue lontane e anime di donne.</p>
<p>Fonte: comunicato stampa<br />
Per saperne di più: l&#8217;<a href="https://www.facebook.com/events/257166134419054/" target="_blank">evento su fb</a></p>
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		<title>Dal Kenya: “Ce l’abbiamo fatta, elezioni senza violenze!”</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 09:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Kenya]]></category>
		<category><![CDATA[Raila Odinga]]></category>
		<category><![CDATA[Uhuru Kenyatta]]></category>

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		<description><![CDATA[Nairutia, Kenya. Il Kenya ha il quarto presidente della sua storia: dopo cinque giorni di scrutini, di fiato sospeso e di attesa per qualcosa che si percepiva nell’aria ed era nell’aspettativa di tanti, la IEBC (Indipendent Electoral and Boundaries Commission), la Commissione che ha il compito di organizzare le elezioni e di vigilare sulla loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-7990" title="Kenya" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2013/03/Kenya.gif" alt="" width="269" height="333" />Nairutia, Kenya</em>. Il Kenya ha il quarto presidente della sua storia: dopo cinque giorni di scrutini, di fiato sospeso e di attesa per qualcosa che si percepiva nell’aria ed era nell’aspettativa di tanti, la <strong>IEBC</strong> (Indipendent Electoral and Boundaries Commission), la Commissione che ha il compito di organizzare le elezioni e di vigilare sulla loro correttezza e libertà, proclama durante la giornata di sabato 9 marzo 2013 <strong>Uhuru Muigai Kenyatta</strong> quale <strong>quarto presidente.</strong></p>
<p>Kenyatta, della tribù <em>Kikuyu</em> e figlio del Padre della Patria e primo presidente del Kenya Jomo Kenyatta, riesce a spuntarla su <strong>Raila Omollo Odinga</strong>, della tribù <em>Luo</em> e figlio di Oginga Odinga, un altro politico che ha fatto la storia del paese durante e dopo l’indipendenza ottenuta dalla Gran Bretagna il 12 dicembre 1963. La differenza tra i due candidati è di circa 800 mila voti (6.173.433 per Kenyatta, sostenuto dalla <strong>Jubilee Coalition</strong>, contro i 5.340.546 voti per Odinga, sostenuto dalla <strong>CORD</strong> <strong>- </strong>Coalition for Reforms and Democracy), ma ancora più importante è l’eccedenza di appena lo 0.3%, ossia appena 8.419 voti, rispetto al 50%, soglia sotto la quale si sarebbe andati al ballottaggio.</p>
<p>Gli altri sei candidati si sono dovuti accontentare delle briciole, con il solo <strong>Musalia Mudavadi</strong>, della tribù <em>Luhya</em>, che ha ottenuto circa il 4% dei voti, mentre gli altri si sono fermati ad una percentuale inferiore all’1%.</p>
<p>L’<strong>affluenza è stata molto alta </strong>in tutte le contee del Kenya, a dimostrazione di una popolazione che si sente coinvolta nella vita politica del paese, tanto che subito dopo la proclamazione in tanti si sono riversati nelle strade per festeggiare. Kenyatta e Odinga si sono imposti in modo assoluto nelle contee di loro competenza, vale a dire quelle abitate prevalentemente dalla popolazione appartenente alla tribù di appartenenza, ad esempio nella Murang’a County Kenyatta ha ottenuto 370.099 voti contro i 9827 di Odinga; situazione che viene ribaltata completamente nella Siaya County, dove Kenyatta riceve appena 884 voti contro i 284.031 di Odinga e a dimostrazione che, nonostante i tanti proclami, l’<strong>appartenenza tribale </strong>ha ancora un ruolo molto forte. Nella Nairobi County la lotta tra i due candidati è serratissima e Kenyatta si afferma per appena 39.392 voti (640.296 contro 600.904).</p>
<p>Insieme al Presidente sono stati eletti anche 47 Governatori, 47 Senatori e 47 rappresentanti delle donne nel parlamento delle contee e 290 Membri dell’Assemblea Nazionale.</p>
<p><strong>In generale sono state elezioni pacifiche</strong>, eccetto alcuni scontri proprio il giorno del voto nella zona di Mombasa e a Mandera, nel nord-est del paese, e qualche giorno prima a Kilifi, città costiera a nord di Mombasa. Gli occhi di tutti erano puntati sul Kenya dopo i fatti che seguirono le elezioni del 2007, ma i candidati hanno mantenuto la promessa di elezioni pacifiche fatta alla propria popolazione e all’Occidente e i kenyani hanno seguito la volontà dei candidati. Dopo la proclamazione del vincitore le uniche proteste, comunque pacifiche, sono arrivate dallo sconfitto Odinga, che ha chiesto un nuovo conteggio dei voti.</p>
<p>La vittoria di Kenyatta è stata forse guastata dall’inchiesta del Tribunale Penale Internazionale che pende su di lui e sul suo alleato principale, William Ruto. Entrambi sono accusati di crimini contro l’umanità, relativamente ai disordini seguiti alle elezioni del 2007, fatto che ha portato gli Stati Uniti e la Gran Bretagna a prevedere riserve nei rapporti con il Kenya in caso di vittoria di Kenyatta.</p>
<p>Ma il Kenya sembra di nuovo il paese tranquillo a cui ci aveva abituato prima del 2007 e tante speranze vengono riposte su <strong>Uhuru Kenyatta</strong> che a oggi, con i suoi 51 anni, <strong>è il più giovane presidente del Kenya e il primo figlio di un ex presidente.</strong></p>
<hr size="1" /><strong><span style="color: #800000;">FABRIZIO CINUS</span></strong> nasce a Cagliari nel 1977. Al termine di un’esperienza lavorativa in Kenya in un progetto socio-sanitario in favore di bambini orfani sieropositivi, nel 2005 si iscrive alla Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari. Nel 2008 consegue la laurea triennale in Relazioni Internazionali con la tesi “<em>Elezioni in Kenya 2007</em>” dopo una ricerca sul campo, nell’aprile 2011 consegue la laurea magistrale in Governance e Sistema Globale, indirizzo Studi Politico Internazionali dell’Africa e dell’Asia, con la tesi “<em>La questione di Mandera fra Kenya e Somalia</em>” dopo una ricerca sul campo. Da quasi due mesi è nuovamente in Kenya e lavora a Nairutia (Nyeri) come responsabile di un progetto per la costruzione di un centro sportivo per i giovani della zona.</p>
<hr size="1" />Fonti: Sunday Nation,  La Stampa, Rinascita</p>
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