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	<title>AFFRICA</title>
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	<description>Notizie, informazioni e approfondimenti sul continente nero</description>
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		<title>Nìguri di Antonio Martini. A Cagliari il 17 maggio!</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 22:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mc</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 17 maggio alle 20.30 all&#8217;interno della rassegna cinematografica Nuovomondo. Proiezioni e incontri sulle rotte dei migranti verrà trasmesso il documentario Nìguri di Antonio Martini.
Il documentario parte  da un piccolo villaggio calabrese &#8211; sede di uno dei  più grandi campi d&#8217; accoglienza d&#8217; Europa &#8211; per riflettere su come il nostro Paese si confronta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6494" title="niguri" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/niguri.jpg" alt="" width="172" height="243" />Il 17 maggio alle 20.30 all&#8217;interno della rassegna cinematografica <strong>Nuovomondo.</strong> <strong>Proiezioni e incontri sulle rotte dei migranti </strong>verrà trasmesso il documentario <strong>Nìguri</strong> di Antonio Martini.</p>
<p>Il documentario parte  da un piccolo villaggio calabrese &#8211; sede di uno dei  più grandi campi d&#8217; accoglienza d&#8217; Europa &#8211; per riflettere su come il nostro Paese si confronta con la realtà di chi raggiunge le nostre coste.</p>
<p>Il documentario sarà preceduto, alle 18.30, da un incontro (<strong>Nel paese sommerso dei clandestini</strong>) <strong id="yui_3_2_0_1_13371875915402569"> </strong>con lo scrittore <strong>Marco Rivelli</strong>.</p>
<p>Organizzata dal Circolo del Cinema FICC Laboratorioventotto e dall’Associazione TERRA – Progetto Baobab, in collaborazione con l&#8217;associazione Art&#8217;In e con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e dell&#8217;Università degli Studi di Cagliari, Nuovomondo &#8211; che è iniziata il <strong>20 marzo</strong> e che proseguirà fino al <strong>22 maggio 2012</strong> &#8211; propone un <strong>ricco calendario di film dedicati al tema delle migrazioni, seminari e musica.</strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-5898 alignleft" title="Nuovomondo - programma" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/03/Nuovo-mondo.jpg" alt="" width="695" height="960" /></p>
<p>Tutte le proiezioni e gli incontri pubblici, tranne quelli in cui viene espressamente indicato, si svolgono presso la sede del Circolo del Cinema FICC Laboratorioventotto, in via Montesanto 28 a Cagliari.</p>
<p>Ingresso libero con tessera del Circolo del Cinema FICC Laboratorioventotto 2012 (5€). Il costo della tessera sarà di 2,50€ per le persone sotto i 30 anni.</p>
<p>Per informazioni: laboratorioventotto@gmail.com | associazione.terra@gmail.com|  3483336813 | 3488850127</p>
<p>Per saperne di più:  <a href="https://www.facebook.com/events/251032118319421/?notif_t=event_invite#!/events/251032118319421/" target="_blank">Evento su fb</a></p>
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		<title>“God Save the Green”. Storie di verde urbano</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 22:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cat_tecnica_02]]></category>
		<category><![CDATA[God Save the Green]]></category>
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		<description><![CDATA[Torino, Bologna, Nairobi, Casablanca, Teresina, Berlino. Città del Nord e del Sud del mondo, accomunate da storie simili: sono abitate da persone che “attraverso il verde urbano, danno un nuovo senso alla parola comunità”.
Tutto ciò è raccontato nel documentario God Save the Green, di Michele Mellara e Alessandro Rossi, la cui uscita è prevista per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-6479" title="A BAG OF SOIL - Hand with Sukuma, Mathare, Nairobi" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/A-BAG-OF-SOIL-Hand-with-Sukuma-Mathare-Nairobi-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" />Torino, Bologna, Nairobi, Casablanca, Teresina, Berlino</strong>. Città del Nord e del Sud del mondo, accomunate da <strong>storie simili</strong>: sono abitate da persone che “<strong>attraverso il verde urbano, danno un nuovo senso alla parola comunità</strong>”.</p>
<p>Tutto ciò è raccontato nel documentario <em><strong>God Save the Green</strong></em>, di <strong>Michele Mellara</strong> e <strong>Alessandro Rossi</strong>, la cui uscita è prevista per l’autunno del 2012. </p>
<p><strong>Orti urbani</strong>, <strong>coltivazioni nei balconi</strong>, nelle terrazze o nei giardini, piccoli campi in piccoli spazi, <strong>esigenza e desiderio di cibo fresco e sano</strong>: il documentario parla di questa <strong>scelta di vita</strong>, sempre più diffusa negli ultimi anni, passando per <strong>sei città</strong> in cui diversi gruppi di persone coltivano in modo diverso.</p>
<p>In <strong>Africa</strong>, in particolare, due esempi arrivano dal <strong>Marocco</strong> e dal <strong>Kenya</strong>: <strong>Casablanca</strong> con  l’ultimo giardino di uno dei suoi quartieri più popolati e<strong> Nairobi</strong> con le coltivazioni all’interno di sacchi in una delle più grandi bidonville. <em>God Save the Green</em> vuole essere “l’affresco di un mondo che attraverso il verde urbano ha ridefinito la propria esistenza” perché “<strong>gli orti urbani, i giardini delle periferie, riconciliano l’uomo con gli ultimi brandelli di natura</strong>”. Riappropriarsi del proprio tempo, scandirlo con il passare delle stagioni, riavvicinarsi alla terra sono una <strong>risposta, politica e culturale</strong>, che molti stanno dando al consumismo. <strong>Buone pratiche</strong> da seguire.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/Nidup-EKO3I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>In attesa dell’uscita del documentario, se volete <a href="http://www.indiegogo.com/projects/94147" target="_blank">potete contribuire qui</a>.</p>
<p>Nel frattempo, ecco in sintesi le storie di “God Save the Green”.</p>
<p><strong><strong><span style="color: #800000;">► </span></strong>L’ultimo giardino (Marocco)</strong>: Nel più grande slum di Casablanca è <img class="alignright size-medium wp-image-6480" title="THE LAST GARDEN - Abdellah and his son Morocco" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/THE-LAST-GARDEN-Abdellah-and-his-son-Morocco-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" />sopravvissuto solo un unico giardino, ha resistito all’avanzamento caotico dell’urbanizzazione di cemento e lamiera. Fornisce cibo alla famiglia di Abdellah che lo coltiva in modo tradizionale (patate, coriandolo, insalata, zucche). Quello che rimane viene regalato, seguendo la tradizione religiosa islamica, agli amici, ai vicini e ai parenti.</p>
<p><strong><strong><span style="color: #800000;">►</span> </strong>Senza terra (Brasile)</strong>: un gruppo di donne di Teresina (capitale del Piauì, stato del Nord Est del Brasile povero) sono fuggite all’emarginazione sociale e alla povertà grazie alla produzione di ortaggi attraverso un’innovativa esperienza di orticultura urbana: una coltivazione idroponica realizzata con materiali di recupero. La produzione serve sia per il fabbisogno familiare sia per la vendita diretta di casa in casa, un’economia di sussistenza che produce benessere per le donne e le loro famiglie.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">► </span>Orti Comunitari (Germania)</strong>: a Berlino, a Kreuzberg, un quartiere dove una volta passava il Muro, alcune esperienze di orti comunitari aiutano le comunità di persone ad avere cibo fresco e salutare. Inoltre diventano esperienze per condividere il tempo e lo spazio urbano dando luogo a reti di solidarietà.</p>
<p><strong><strong><span style="color: #800000;"><img class="alignleft size-medium wp-image-6481" title="A BAG OF SOIL- Bag and Morris, Mathare, Nairobi" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/A-BAG-OF-SOIL-Bag-and-Morris-Mathare-Nairobi-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" />►</span> </strong>Un sacco di terra (Kenya)</strong>: negli slum di Nairobi Morris e la sua famiglia coltivano ortaggi (principalmente una sorta di cavolo locale chiamato sukuma wiki) all’interno di grandi sacchi riempiti di terra fertile proveniente dalla foresta limitrofa alla città. In questo modo Morris può avere il suo raccolto anche durante la stagione della pioggia. Il cibo prodotto è usato sia per soddisfare il fabbisogno della numerosa famiglia di Morris che per essere venduto all’interno dello slum. Questa idea si sta diffondendo all’interno di tutto lo slum aiutando famiglie, comunità di persone indigenti, scuole.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">► </span>Giardini Pensili (Italia)</strong>: un giardiniere appassionato ha creato negli ultimi dieci anni un lussureggiante giardino pensile nell’attico a terrazze in cima a un condominio di 10 piani in un quartiere residenziale di Torino. 150 metri quadrati convertiti in una sorta di orto botanico con circa 2000 specie di piante, fiori e ortaggi.</p>
<p><strong><strong><span style="color: #800000;">►</span> </strong>Guerrilla (Germania)</strong>: la bellezza dei fiori e l’urgenza dell’arte urbana spinge due giovani berlinesi a cimentarsi in originali azioni di guerrilla urbana in vari luoghi di Berlino. La loro determinazione e la loro utopistica idea di città sono gli elementi fondamentali sui quali poggiano le loro azioni.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong></p>
<hr size="1" noshade="noshade" /></strong></span></p>
<p> <span style="color: #800000;"><strong><strong>MARISA FOIS , <span style="color: #000000;">CSAS </span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">–</span> Centro Studi Africani in Sardegna</span></strong></strong></span></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong><strong><span style="color: #000000;"> </span></strong></strong></span>Per saperne di più:<strong> </strong><a href="http://godsavethegreen.it/italiano/#" target="_blank"><strong>God Save the Green</strong></a></p>
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		<title>Petizione per l&#8217;Università La Manouba di Tunisi</title>
		<link>http://affrica.org/petizione-per-l-universita-la-manouba-di-tunisi/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 22:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica & Società]]></category>
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		<category><![CDATA[Habib Kazdaghli]]></category>
		<category><![CDATA[La Manouba]]></category>
		<category><![CDATA[salafiti]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo la petizione per la costituzione di un comitato per la difesa dell’Università La Manouba di Tunisi. Firmate e condividete!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6466" title="Tunisia" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/tunisia.jpg" alt="" width="275" height="183" />Riceviamo e pubblichiamo la <strong>petizione per la costituzione di un comitato per la difesa dell&#8217;università, della sua autonomia e dei suoi valori</strong>, inviataci da <strong><a href="http://affrica.org/testimonianze-dalla-tunisia/" target="_blank">Habib Kazdaghli</a></strong>, preside della <em>Faculté des Lettres, des Arts et des Humanités</em> della <strong>Manouba di Tunisi</strong>, in cui hanno avuto luogo diverse manifestazioni di gruppi salafiti.</p>
<p><strong>Firmatela e fatela circolare</strong>!  </p>
<p>Questo è il link: <a href="http://www.petitions24.net/appel_pour_la_defense_des_valeurs_universitaires" target="_blank">http://www.petitions24.net/appel_pour_la_defense_des_valeurs_universitaires</a></p>
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		<title>Histoires minuscules des révolutions arabes</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 15:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono 43 le storie raccolte dall’algerina Wassyla Tamzali, ex Direttrice della Commissione per i Diritti delle donne all’Unesco, in Histoires minuscules des révolutions arabes .
Piccole storie sulle rivoluzioni arabe, storie definite minuscole. Non solo perché occupano qualche pagina –  le più lunghe superano appena la decina –  ma soprattutto in quanto “le rivoluzioni si sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-6443 alignleft" title="Histoires minuscules des révolutions arabes" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/Histoires-minuscules-des-révolutions-arabes-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" />Sono 43 le storie raccolte dall’algerina <strong>Wassyla Tamzali</strong>, ex Direttrice della Commissione per i Diritti delle donne all’Unesco, in <strong><em>Histoires minuscules des révolutions arabes</em></strong> .</p>
<p>Piccole storie sulle rivoluzioni arabe, storie definite minuscole. Non solo perché occupano qualche pagina –  le più lunghe superano appena la decina –  ma soprattutto in quanto “<strong>le rivoluzioni si sono avute grazie ad eroi minuscoli</strong> e se sono esistite è perché <strong>finalmente l’uomo e la donna sono stati messi al centro</strong> del divenire arabo”.</p>
<p><strong>Tante voci singole</strong> che arrivano da <strong>Algeria</strong>, <strong>Tunisia</strong>, <strong>Egitto</strong>, <strong>Libano</strong>, <strong>Marocco</strong> e che, insieme, raccontano un’unica storia collettiva letta attraverso diversi punti di vista. Non solo scrittori, ma anche poeti, giornalisti, artisti, professori, di diverse età.</p>
<p>Per guidare il lettore nel viaggio all’interno delle primavere arabe si è pensato di utilizzare, al posto di un semplice indice, una sorta di abbecedario raggruppando i racconti in ordine alfabetico a seconda del loro tema. Troviamo l’amore, il disincanto, le elezioni, le promesse, la repressione,  la ri-nascita… Troviamo <strong>sentimenti differenti</strong>, parti in <strong>prosa</strong> e altre in <strong>poesia</strong>, richiamo a <strong>persone e posti ormai diventati un simbolo</strong> come piazza Tahrir e Mohamed Bouazizi, ma anche riferimenti ai martiri sconosciuti, a <strong>chi</strong> <strong>ha lottato in silenzio</strong>, a chi pur non sapendolo è stato protagonista.</p>
<p><em>Histoires minuscules des révolutions arabes</em>, il cui progetto nasce prima del voto in Tunisia (cui è dedicato una galleria fotografica all’interno), è stato appena pubblicato: il libro è uscito nel marzo 2012 con l’obiettivo che non si dimentichi, che <strong>non si torni indietro</strong>.</p>
<p>Perché, se tutto è cambiato e se “ciò che è essenziale è che questo sia successo”, è importante anche che non si renda vano il percorso fin qui portato avanti.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">MARISA FOIS</span></strong><strong>, CSAS – Centro Studi Africani in Sardegna</strong></p>
<hr size="1" noshade="noshade" />Wassyla Tamzali, <a href="http://www.chevre-feuille.fr/index.php/collection-d-un-espace-l-autre/histoires-minuscules-des-revolutions-arabes.html" target="_blank"><em><strong>Histoires minuscules des révolutions arabes</strong></em></a>, Editions Chèvre-Feuille étoilée, Montpellier 2012</p>
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		<title>Mal du Sénégal: una terra nel cuore</title>
		<link>http://affrica.org/mal-du-senegal-una-terra-nel-cuore/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 09:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti d'Affrica]]></category>
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		<category><![CDATA[pescatori senegalesi]]></category>
		<category><![CDATA[Senegal]]></category>
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		<description><![CDATA[Cammino per le strade di Cagliari in queste meravigliose giornate assolate e mi sembra di non aver mai notato quanto i Senegalesi siano presenti in terra sarda. Li guardo affascinata, sorridente, compiaciuta di ritrovare un po’ del mio Sénégal qui, a casa. Li spio, incuriosita, desiderosa di sentirmi di nuovo nell’altra casa, quella africana. Osservo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6421" title="Fatou" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/Fatou1.jpg" alt="" width="269" height="288" />Cammino per le strade di Cagliari in queste meravigliose giornate assolate e mi sembra di non aver mai notato quanto<strong> i Senegalesi </strong>siano presenti <strong>in terra sarda</strong>. Li guardo affascinata, sorridente, compiaciuta di ritrovare un po’ del mio Sénégal qui, a casa. Li spio, incuriosita, <strong>desiderosa di sentirmi di nuovo nell’altra casa, quella africana.</strong> Osservo i loro gesti, il loro stare insieme, ascolto il loro Wolof e goffamente immagino cosa si stanno raccontando… come se potessi o volessi ancora vivere un po’ quella realtà, sentirmi un po’ parte di loro, ritrovare la ‘me’ senegalese. </p>
<p>Buffo. E forse inutile. Ma bello.</p>
<p>Perché infondo è bello scoprire ancora chi sei. Perché questo succede <strong>quando ti confronti con una realtà così diversa dalla tua</strong>: sei un’altra persona, spesso ignota a te stessa prima. È bello avere ancora qualcosa da scoprire. E impari i tuoi limiti, vedi nella pratica ciò che è sempre stato una teoria, ché tutto è relativo, e tu in fondo sei nulla a confronto di quanto il mondo è vario.</p>
<p>Osservo i senegalesi vendere in strada i prodotti del loro artigianato locale e qualche collana etnica; l’etnico attira sempre.  E immagino la loro giornata… <strong>non mi sembra poi tanto diversa da quella che trascorrono a Saly</strong> o nelle spiagge dove possono incontrare i turisti. La mattina si ritrovano a lavoro, per le strade, tutti insieme fino a sera, nel tentativo di vendere qualcosa ogni giorno e portare qualche soldo a casa.</p>
<p><strong>Peccato che attorno tutto non sia “casa”</strong>.<img class="alignright size-medium wp-image-6422" title="mercato del pesce" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/mercato-del-pesce-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></p>
<p><strong>Strade sabbiose</strong>, nell’aria profumo di <em>café touba</em>, un continuo ricambio di gente a sorseggiarlo durante le frettolose pause; <strong>banchetti di frutta</strong>, quattro o cinque <em>Nangadef</em> per ogni persona che incontri, <em>Bayefall </em>che chiedono l’elemosina e cantano <strong>preghiere ad Allah</strong> per raggiungere l’estasi; il vento caldo che solleva la polvere ovunque; e <strong>bambini</strong>.</p>
<p>Bambini che giocano in ogni angolo di strada, nei cortili delle case, con le capre e un pallone da calcio. Bambini piccolissimi tenuti in spalla dalle sorelle più grandi, o dalle cugine, ma pur sempre <em>Soeur</em>. Scopri che <strong>la concezione di famiglia è altro rispetto alla nostra nucleare</strong>, sembra quasi che tutti siano figli di tutti, ognuno fa parte del tuo panorama emotivo e ti alleva. Bambini vivaci che ti guardano e ti vengono incontro correndo, urlando «Toubab Toubab, tangal!» (Bianco, bianco, una caramella!).</p>
<p>Le <strong>madri sugli usci delle case</strong> che, curiose quasi come i loro piccoli, ti osservano e guardano la tua pelle bianca e i tuoi capelli castani e lisci. Ingenuamente non avevo mai pensato che per le altre donne &#8211; in questo caso per le senegalesi &#8211; noi bianche possiamo essere bellissime. Praticano la de-pigmentazione applicando quotidianamente creme chimiche altamente nocive, ed indossano sempre parrucche. Scopri che hanno una cura per la persona e per la bellezza che non immaginavi. Sono vanitose!</p>
<p>Passeggi per le strade e senti <strong>un costante vociare in sottofondo</strong>! All’inizio le tue orecchie disabituate si infastidiscono: l’unico rumore che senti per le tue strade è quello delle automobili. Poi ti ritrovi ad <strong>amare quel chiasso</strong>, dal quale hai imparato a non volerti estraniare. Nelle nostre vite organizzate c’è sempre un posto adatto e atto a svolgere qualsiasi cosa; invece lì tutto si fa nelle strade, nei mercati.</p>
<p>Donne con neonati al seguito che vendono la loro verdura e ignorano l’istituto della “maternità”. Non saprebbero che farsene. Venditori ambulanti di indumenti che noi occidentali abbiamo donato loro per non buttarli al macero. Uomini che commerciano qualsiasi prodotto richiamando in continuazione la clientela; quando passa un bianco sarebbero capaci anche di vendere l’oggetto più improbabile che scrutano nel loro campo visivo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-6419" title="Fatou prepara i succhi" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/Fatou-prepara-i-succhi.jpg" alt="" width="235" height="314" />Aspetti <strong>Fatou</strong> che <strong>ogni giorno intorno alle 14 passa per vendere i suoi succhi</strong>: al prezzo di 100 CFA una bustina di <em>Bissap</em> congelato ti rinfresca e ti dà energia. Fai un po’ di siesta con gli amici, sdraiato per terra o sul tuo carretto colmo di vestiti, se passa un “fratello” che vuole curiosare non ti scomodi se non è necessario.  Due <em>Nangadef</em>, quattro formule di ringraziamento ad Allah, un Inshallah e «Alé, ciao!».</p>
<p>Nel mercato al coperto un labirinto di boutiques che espongono prodotti per la persona, creme e tessuti. Quei <strong>tessuti coloratissimi</strong> che qualunque senegalese indossa. Alcuni non li compreresti mai, altri impari ad apprezzarli, e cambi i tuoi gusti! Ragazzi che instancabilmente dalla mattina alla sera in un metro quadro di spazio cuciono abiti su commissione o da esporre e vendere nella bottega. Si interrompono solo per mangiare una <em>fataya</em> e invocare Allah: si ritagliano un angolo di suolo su cui adagiare il loro tappeto e pregare in direzione della Mecca; tutto attorno le persone percorrono gli stretti sentieri in cemento schivando i metri di stoffa.</p>
<p><strong>La vita pullula</strong>. Nené prepara instancabilmente i suoi bigné e pensa alla sua Guinea.</p>
<p>Al tramonto <strong>i pescatori rientrano e spingono le loro barche colorate a riva</strong>. La loro pelle nera è chiazzata di salsedine, i loro corpi stanchi e il loro viso un po’ provato. Odore di porto, di pesce, di <em>gazoile</em> delle imbarcazioni, di materiale organico in decomposizione sulla e fra la sabbia. Odori indefiniti e indefinibili. <strong>La spiaggia si anima di gente</strong> che cerca di vendere il pescato fresco, le donne si offrono di pulirti il pesce appena comprato, di seguito il ragazzo che ti vende il sacchetto per portarlo a casa.<img class="alignright size-medium wp-image-6430" title="rientro dei pescatori" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/rientro-dei-pescatori1-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></p>
<p>Una catena umana a lavoro, dalla mattina alla sera. E un sole arancione che si nasconde dietro l’orizzonte. L’ultimo richiamo del Muezzin della giornata … e a domani. Inshallah.</p>
<p><strong>Chissà se quando tornano a casa, i senegalesi che ho incontrato per le strade di Cagliari si ritrovano tutti insieme</strong> a guardare una partita di calcio e mangiare <em>fondé</em>. Chissà se le loro case profumano di incenso come in Senegal … dello stesso incenso. Chissà se il <em>Thieboujin</em> o l’<em>Harissa</em> hanno lo stesso sapore. Chissà se e quanto, svegliandosi al mattino o  tornando a casa la sera, vorrebbero ritrovare la loro famiglia.</p>
<p><strong>Chissà se anche per loro questa Cagliari</strong>, così diversa dal loro Sénégal, <strong>è diventata un po’ “casa”</strong>.</p>
<hr size="1" noshade="noshade" /><span style="color: #800000;"><strong>MARTA PUTZOLU</strong><span style="color: #000000;"><strong>, </strong>laureanda in Scienze Politiche all&#8217;Università di Cagliari. Tra dicembre 2011 e febbraio 2012 ha collaborato con una ONG che opera a Mbour grazie al programma Globus Placement.</span></span></p>
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		<title>Alla Maniera di Sankara! Call di Alig&#8217;Art 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 22:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A ottobre torna il Festival Alig’Art, organizzato a Cagliari dall’Associazione culturale Sustainable Happiness e giunto alla sua terza edizione.
Alig’art ha come obiettivo quello di favorire, attraverso la pratica artistica e una didattica non convenzionale, la crescita e lo sviluppo di un cittadino libero e consapevole. Giocando con le parole Aliga, che in sardo significa &#8220;immondezza&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6393" title="AligArt-2012-Alla-Maniera-di-Sankara" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/AligArt-2012-Alla-Maniera-di-Sankara.png" alt="" width="300" height="300" />A ottobre torna il <strong>Festival Alig’Art</strong>, organizzato a <strong>Cagliari</strong> dall’Associazione culturale <strong>Sustainable Happiness</strong> e giunto alla sua terza edizione.</p>
<p>Alig’art ha come obiettivo quello di favorire, attraverso la pratica artistica e una didattica non convenzionale, la <strong>crescita</strong> e lo<strong> sviluppo</strong> di un<strong> cittadino libero e consapevole</strong>. Giocando con le parole <em>Aliga</em>, che in sardo significa &#8220;immondezza&#8221; e <em>Art</em>, quindi “arte”, Sustainable Happiness pone l’attenzione, in modo partecipato, sul tema dei rifiuti e sulla gestione ambientale.</p>
<p>Quest&#8217;anno il titolo del Festival è <strong>&#8220;Alla Maniera di Sankara&#8221;</strong>: Alig&#8217;Art sarà infatti dedicato a <a href="http://affrica.org/i-discorsi-e-le-idee-di-thomas-sankara/" target="_blank"><strong>Thomas Sankara</strong></a>,  primo presidente del<strong> Burkina Faso</strong> assassinato nel 1987. Partendo dai sui discorsi e dalle sue parole, si indagherà sulla“difficile tematica del cambiamento di un sistema sociale ed economico attraverso un <strong>percorso volto al raggiungimento di una coscienza critica e responsabile</strong>” per “lo sviluppo di un progetto socio culturale mirante al <strong>riscatto e valorizzazione delle identità locali</strong>, alla <strong>gestione sostenibile delle risorse materiali ed intellettuali</strong>, <strong>contro il depauperamento</strong> delle conoscenze e la perdita della capacità creative individuali”.</p>
<p>Siete pronti? E allora non dovete fare altro che <strong>partecipare!</strong><br />
Sono ufficialmente aperte due call: la <strong><em>Call for Artist</em> di <em>Alig’Art Expo</em></strong>, che ha per tema l’<em>IDENTITA&#8217;</em>, e  la <strong><em>Call for Corti</em> di <em>Alig’Art in Short</em></strong>, che ha per tema <em>IL TERZO MILLENNIO: CRISI E RINASCITA.</em></p>
<p>Le trovate qui:<br />
<a href="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/AligArt-2012-alla-Maniera-di-Sankara-Expo-Call-for-Artist.pdf">Alig&#8217;Art 2012 alla Maniera di Sankara &#8211; Expo &#8211; Call for Artist</a> <br />
<a href="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/05/AligArt-2012-alla-Maniera-di-Sankara-Short-Call-for-Corti.pdf">Alig&#8217;Art 2012 alla Maniera di Sankara &#8211; Short &#8211; Call for Corti</a></p>
<div><em></em></div>
<p><em><br />
<hr size="1" noshade="noshade" /></em></p>
<p>Per saperne di più: <a href="http://www.sustainablehappiness.it/" target="_blank">Sustainable Happiness </a>| <a href="mailto:aligartfestival@gmail.com"><em>aligartfestival@gmail.com</em></a></p>
<p>Fonte: comunicato stampa</p>
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		<title>Marcia per la Nonviolenza e per la Pace. Il 13 maggio a Cagliari</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 22:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Marcia per la Nonviolenza e per la Pace]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 13 maggio 2012 a Cagliari si svolgerà la Marcia per la Nonviolenza e per la Pace.
Un’occasione per riaffermare i valori della nonviolenza, della pace e della fratellanza a 50 anni dalla  prima marcia per la pace promossa da Aldo Capitini il 13 maggio 1962, anniversario dei bombardamenti sul capoluogo sardo del 13 maggio 1943. Aldo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6347" title="Aldo Capitini promotore della 1^ Marcia Perugia-Assisi del 1961. Disegno di Mauro Biani per Azione Nonviolenta" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/04/Aldo-Capitini-promotore-della-1^-Marcia-Perugia-Assisi-del-1961.-Disegno-di-Mauro-Biani-per-Azione-Nonviolenta.jpg" alt="" width="297" height="170" />Il <strong>13 maggio 2012</strong> a <strong>Cagliari</strong> si svolgerà la <strong>Marcia per la Nonviolenza e per la Pace</strong>.</p>
<p>Un’occasione per riaffermare i <strong>valori della nonviolenza, della pace e della fratellanza</strong> a 50 anni dalla  prima marcia per la pace promossa da <strong>Aldo Capitini</strong> il 13 maggio 1962, anniversario dei bombardamenti sul capoluogo sardo del 13 maggio 1943. Aldo Capitini, promotore nel 1961 della prima <em>marcia Perugia – Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli</em>, si ispirò proprio a questa marcia (di cui nel 2011 si è festeggiato il 50esimo anniverario) quando propose quella di Cagliari, città in cui  insegnava dal 1956.</p>
<p>La giornata del 13 maggio  inizierà con una<strong> manifestazione presso il cimitero di San Michele</strong>, davanti al monumento ai morti nei bombardamenti del 1943, e proseguirà con un <strong>corteo che si snoderà per le vie cittadine</strong>. La marcia terminerà alle 13.00 in Piazza Giovanni XXIII. Nel pomeriggio, al Parco della Musica, ci sarà la <strong>Festa Nonviolenta</strong>.</p>
<p>Sono invitati ad aderire, senza bandiere di partito, persone, associazioni, gruppi, movimenti politici e sindacali, istituzioni che, <strong>si riconoscono nei valori della nonviolenza</strong>.</p>
<p>Per adesioni: Nicoletta 3936197403 | Ignazio 3485286466 | <a href="mailto:marcia13maggio2012@tiscali.it" target="_blank">marcia13maggio2012@tiscali.it</a></p>
<p>Per saperne di più: <a href="https://www.facebook.com/pages/Marcia-per-la-Nonviolenza-e-la-Pace-Cagliari-13-maggio-2012#!/pages/Marcia-per-la-Nonviolenza-e-la-Pace-Cagliari-13-maggio-2012/232986080124157" target="_blank">Marcia per la Nonviolenza e la Pace Cagliari</a> | <a href="https://www.facebook.com/events/121250324666236/" target="_blank">Evento su facebook</a></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-6381" title="Marcia per la Nonviolenza e per la Pace" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/04/Marcia-per-la-Nonviolenza-e-per-la-Pace.jpg" alt="" width="679" height="960" /></p>
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		<title>“Primavera araba” di Domenico Quirico</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 22:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Algeria, Egitto, Libia, Tunisia. Da mesi si parla delle primavere arabe e di quanto accaduto tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011. Di come e quanto le rivolte della sponda sud del Mediterraneo abbiano influito sulla vita politica, sociale ed economica dei Paesi interessati e non solo.
“Primavera araba” di Domenico Quirico, uscito nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-6313" title="domenico quirico" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/04/domenico-quirico-300x227.jpg" alt="" width="192" height="213" />Algeria, Egitto, Libia, Tunisia</strong>. Da mesi si parla delle <strong>primavere arabe</strong> e di quanto accaduto tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011. Di come e quanto le rivolte della sponda sud del Mediterraneo abbiano influito sulla vita politica, sociale ed economica dei Paesi interessati e non solo.</p>
<p>“<em><strong>Primavera araba</strong></em>” di <strong>Domenico Quirico</strong>, uscito nel settembre 2011, è uno dei testi più interessanti della ricca bibliografia sull’argomento e  narra non solo, come recita il sottotitolo “<em>Le rivoluzioni dall’altra parte del mare</em>”, ma anche <strong>cosa è successo prima</strong>. Giornalista rigoroso, Quirico traccia la storia dei  Paesi e delle società in questione, parla della <strong>partecipazione politica</strong>, dei <strong>movimenti</strong> e della <strong>contestazione</strong>, paragona i vari capi di Stato (importante e ricco di significato è il richiamo a Bourghiba e Nasser, per esempio), fino ad  arrivare all’attualità e ai problemi odierni maggiori: <strong>corruzione e  disoccupazione</strong>. I dati sono eloquenti: <strong>il 72 per cento dei disoccupati in Tunisia ha meno di trent’anni</strong> e circa le stesse cifre si ripetono in Algeria, Marocco, Egitto.</p>
<p>È una generazione sofferente,  “<em>a cui a scuola non è stata inculcata la paura, ma semmai qualcosa di più sottile, l’<strong>indottrinamento</strong>. Che ha iniziato a inghiottire bugie con i corsi di educazione civica che nei Paesi arabi sono in realtà pura propaganda, dove si raccontano le meraviglie del re o del presidente</em>”; ma, paradossalmente, “<em>è nelle aule delle università che hanno fermentato<strong> elementi che i dittatori non hanno potuto prevedere</strong></em>”.<img class="alignright size-full wp-image-6314" title="primavera araba" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/04/primavera-araba.jpg" alt="" width="161" height="275" /></p>
<p>Una generazione formata da “<em>harragas</em>, <em>quelli che infrangono la linea, passano il confine, il giovane popolo delle carrette del mare in migrazione verso l’Europa</em>”. E allora “<em>infrangere, superare, bruciare, spezzare una frontiera” significa non solo andare rompere il silenzio e combattere contro i limiti amministrativi e polizieschi, </em><strong><em>ma varcare la “frontiera dell’anima, dell’immobilità, dell’interiore scontentezza</em>”</strong>.</p>
<p>Una generazione che si è riversata per <strong>la strada</strong> e che l’ha fatta diventare protagonista e che, secondo Domenico Quirico, ha reso possibile “<em><strong>un nuovo panarabismo</strong>, dal basso, popolare, ben differente da quello delle élite, dei raiss, i tempi di Nasser e del Baath</em>”.</p>
<p>È un <strong>libro denso</strong>, che offre numerosi spunti di riflessione e stimola ad un’analisi critica di quanto è accaduto, ad applicare criteri e chiavi di lettura che non siano i soliti, i “nostri”, a dare il giusto peso ad una pagina importante di cui siamo stati testimoni, in quanto “<strong><em>gli arabi in rivolta febbrile di oggi sono popoli, non rivoluzioni, per quanto non si parli d’altro</em></strong>”.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">MARISA FOIS</span></strong><strong>, CSAS – Centro Studi Africani in Sardegna</strong></p>
<hr size="1" noshade="noshade" /><strong>Domenico Quirico,</strong> giornalista per La Stampa, è stato a lungo in prima linea come inviato in Nordafrica, cercando sempre la fonte autentica delle informazioni, fino a condividere l’esperienza di un barcone di disperati, affondato al largo di Lampedusa. Ha pubblicato <em>Squadrone bianco. Storia delle truppe coloniali italiane</em> (2002) e <em>Generali. Controstoria dei vertici militari che fecero e disfecero l’Italia</em> (2007).</p>
<hr size="1" noshade="noshade" /><strong>Domenico Quirico</strong>, <a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833922676" target="_blank"><em>Primavera araba. Le rivoluzioni dall’altra parte del mare</em></a>, Bollati Boringheri, Torino 2011</p>
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		<title>&#8220;Storia della Libia Contemporanea&#8221; di Federico Cresti e Massimiliano Cricco</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 22:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mc</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[Jamahiriyya]]></category>
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		<category><![CDATA[Libro Verde]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quando il regime di Gheddafi è stato messo a dura prova dai ribelli della Cirenaica, la Libia è tornata alla ribalta occupando le pagine della stampa internazionale. Tuttavia, poiché molti fatti rimangono ancora poco chiari, è necessario trovare degli strumenti utili per capire quali sono stati i presupposti che hanno consentito al regime del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6246" title="Copertina-Libia2012" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/04/Copertina-Libia2012.jpg" alt="" width="202" height="294" />Da quando il regime di Gheddafi è stato messo a dura prova dai ribelli della Cirenaica, la Libia è tornata alla ribalta occupando le pagine della stampa internazionale. Tuttavia, poiché molti fatti rimangono ancora poco chiari, è necessario trovare degli strumenti utili per capire quali sono stati i presupposti che hanno consentito al regime del Colonnello di rimanere in carica oltre quaranta anni e quali le motivazioni e le condizioni che hanno permesso alla popolazione libica di mobilitarsi per rivendicare diritti e cambiamenti. Conoscere il passato per interpretare il presente è ciò che offre questo libro che, dallo “scatolone di sabbia” alla potenza petrolifera passando per la colonizzazione italiana e le due guerre mondiali, racconta la Libia attraverso le vicende storiche che l’hanno caratterizzata fino ai giorni nostri, riservando un’attenzione speciale alla figura di <strong>Muhammar Gheddafi</strong>, con tutti i suoi intrighi e la sua ossessione per la sicurezza.</p>
<p>Uomo controverso, Gheddafi ha rappresentato un personaggio <em>sui generis</em> sia all’interno del suo Paese (con le sue idee illustrate nel <strong>Libro Verde</strong> e concretizzate in parte nella <strong>Jamahiriyya</strong>, così come le sue manovre per limitare l’opposizione e le azioni nei confronti dell’<strong>Islam</strong>), sia nei rapporti con gli altri Stati della scena politica internazionale (con l’appoggio al <strong>terrorismo internazionale</strong> che gli costò le sanzioni delle <strong>Nazioni Unite</strong> ma, soprattutto, il difficile rapporto con gli <strong>Stati Uniti</strong>) e, in particolare di quella Africana (la sua promozione degli <strong>Stati Uniti d’Africa</strong> e il suo ruolo all’interno dell’<strong>Unione Africana</strong>). A tal proposito, risulta particolarmente interessante, il capitolo dedicato alle manovre di riscatto internazionale attuate dal Colonnello tra gli anni Novanta e il 2010.</p>
<p>Alquanto ambiguo il suo rapporto di amore e odio con l’<strong>Italia</strong> caratterizzato, fino alla firma dello storico <strong>Accordo di Cooperazione e Amicizia</strong> del 2008, dalla richiesta del risarcimento per il “<strong>danno coloniale</strong>” provocato dagli italiani.</p>
<p>L’ultima parte del libro dipinge un “ritratto” della <strong>famiglia Gheddafi</strong> e illustra la rete intessuta dal Colonnello per collocare (quasi tutti) i suoi figli in ruoli chiave del regime. Risalta la figura di <strong>Saif al-Islam</strong> che, candidato a succedere al padre, ha prima assunto un atteggiamento di apertura alla libertà di stampa e di parole, nonché una posizione di dialogo con l’opposizione, per poi tornare sui suoi passi e difendere a spada tratta il regime del Colonnello subito dopo l’inizio degli scontri.</p>
<p>Un’analisi storica ricca di citazioni interessanti e una descrizione chiara delle circostanze più attuali. Molto di più di un semplice libro di storia, merita di essere letto come un punto di partenza per capire ciò che la Libia diventerà nei prossimi anni e decenni.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">MARCELLA TRAMATZU</span>, CSAS &#8211; Centro Studi Africani in Sardegna</strong></p>
<div>
<hr size="1" noshade="noshade" /></div>
<div><strong>Federico Cresti</strong> è professore presso l’Università di Catania dove dirige il Centro per gli Studi sul Mondo Islamico e l’Africa (Cosmica). <strong>Massimiliano Cricco</strong> è professore presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Urbino “Carlo Bo”.</div>
<p>Nel 2011, i due autori hanno collaborato anche alla realizzazione del libro “<strong><em>Gheddafi. I volti del potere</em></strong>”, pubblicato da Carocci Editore.</p>
<hr size="1" noshade="noshade" /> Federico Cresti,  Massimiliano Cricco, <a href="http://www.carocci.it/web/Controller.do?query=__BOOK_SCHEDA_LIBRO_2&amp;jscr=0&amp;srcprm=5636" target="_blank"><strong><em>Storia della Libia Contemporanea. Dal dominio ottomano alla morte di Gheddafi</em></strong> </a>– Carocci Editore, Roma 2012</p>
<hr size="1" noshade="noshade" />
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		<title>Maratona della Solidarietà. A Cagliari il 6 maggio</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 22:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Affrica-mf</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Maratona della Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Sport e Solidarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Siete pronti a correre? Domenica 6 maggio 2012 a Cagliari si svolgerà la terza edizione della Maratona della Solidarietà!
Organizzata dall’UPS Solidarietà, Cultura e Sport, oltre ad essere una manifestazione sportiva, la maratona ha per obiettivo la sensibilizzazione alla solidarietà e all’incontro. La città di Cagliari, con le sue strade, i suoi quartieri storici, lo stagno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6217" title="Maratona della Solidarieta_Cagliari 2012" src="http://affrica.org/wp-content/uploads/2012/04/Maratona-della-Solidarieta_Cagliari-2012.jpg" alt="" width="211" height="299" />Siete pronti a correre? Domenica <strong>6 maggio 2012</strong> a <strong>Cagliari</strong> si svolgerà la terza edizione della <strong>Maratona della Solidarietà</strong>!</p>
<p>Organizzata dall’<strong>UPS Solidarietà, Cultura e Sport</strong>, oltre ad essere una <strong>manifestazione sportiva</strong>, la maratona ha per obiettivo la sensibilizzazione alla<strong> solidarietà</strong> e all’<strong>incontro</strong>. La città di<strong> Cagliari</strong>, con le sue strade, i suoi quartieri storici, lo stagno di Molentargius, farà da cornice all’evento,  rendendolo ancora più bello.</p>
<p><strong>Le iscrizioni sono aperte fino al 2 maggio</strong>, approfittatene per una giornata particolare all’insegna del movimento e della solidarietà. Il <a href="http://www.maratonacagliari.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=100&amp;Itemid=109" target="_blank">programma</a> è vasto e articolato, vi sono numerosi percorsi pensati per le esigenze davvero di tutti!</p>
<p>Per saperne di più: <a href="http://www.maratonacagliari.it/" target="_blank">Maratona della Solidarietà di Cagliari</a></p>
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