Politica & Società

La nuova guerra degli “uomini blu”

giovedì 26 gennaio 2012

Il 20 ottobre 2011 il colonnello Gheddafi veniva catturato e barbaramente ucciso a Sirte. Pochi giorni fa, le maggiori agenzie riportavano la notizia di una nuova serie di scontri tra l’esercito del Mali e un nuovo gruppo di ribelli Tuareg. Cosa hanno in comune la Libia e il Mali, Gheddafi e i Tuareg?

In un precedente articolo si è parlato delle ripercussioni che la caduta del regime del colonnello Gheddafi avrebbe potuto avere sull’Africa. Eccone una (più volte ricordata dai presidenti di Mali e Niger): la crescita dell’instabilità nella fascia saheliana, ovvero quella lunga fascia predesertica lungo cui corrono le frontiere tra i paesi dell’Africa mediterranea con quelli dell’Africa nera, dal Marocco al Sudan.

Ma andiamo con ordine. I fatti innanzitutto: lo scorso 17 gennaio i ribelli del ‘Mouvement National pour la Libération de l’Azaward’ (MNLA), hanno lanciato una prima offensiva alla città di Menaka (al confine con il Niger), respinta dall’esercito del Mali. Il giorno successivo gli scontri si sono spostati in altre due città del nord, Aguelhok e Tessalit, vicine alla frontiera algerina. Lo scontro tra esercito e ribelli ha purtroppo lasciato sul terreno 47 morti secondo quanto riferito dalle autorità di Bamako. Al di là del triste bilancio in vite umane, gli ultimi eventi lanciamo segnali molto pericolosi.

L’indipendentismo Tuareg non è nuovo. I famosi “uomini blu” sono tradizionalmente semi-nomadi ed in periodo pre-coloniale sono stati i sovrani indiscussi e potenti del commercio trans-sahariano. I primi scontri risalgono già all’epoca coloniale quando si ribellaro al colonialismo francese. L’indipendenza del Mali, avvenuta nel 1960, fu l’occasione per una nuova recrudescenza del separatismo Tuareg.  Tra il ’62 ed il ’64 ebbe luogo la ‘prima ribellione’, chiamata anche ‘Alfellaga’. La fine del dominio coloniale francese aveva fatto sperare le popolazioni Tuareg e Berbere del Sahara nella possibilità di formazione di un proprio stato indipendente. Come ben noto, tuttavia, le cose andarono diversamente e le frontiere dei nuovi stati indipendenti ricalcarono quelle delle precedenti colonie: i molteplici gruppi Tuareg si dovettero così dividere tra Mali, Niger, Burkina Faso e Nigeria. Gli anni ’90 furono segnati da nuove ribellioni che si mescolarono al processo di transizione tra il governo autoritario di Traoré e quello democratico, oggi guidato dal presidente Amadou Toumani Taoré (ATT). Gli ultimi scontri tra l’esercito del Mali e i gruppi Tuareg sono del 2007-2009, quando un accordo di pace venne finalmente firmato, grazie anche alla mediazione algerina.

Come si spiegano quindi gli scontri degli ultimi giorni? I protagonisti sarebbero una nuova generazione di combattenti: emigrati in Libia negli anni ’70 si erano arruolati come mercenari nell’esercito del leader libico. Dopo la sua caduta, non c’è più posto per loro nella ‘nuova Libia’ e molti hanno deciso di rientrare nei loro paesi d’origine, ovvero Mali ma anche Niger e Burkina Faso.

I nuovi ribelli, estremamente ben addestrati ed armati, hanno rivendicato gli attacchi degli ultimi giorni presentandosi come i parte del MNLA. Quest’ultimo è nato il 16 ottobre del 2011: nel loro primo comunicato i suoi leader ponevano come obiettivo dell’organizzazione la liberazione dei popoli dell’Azaward dall’ “illegale” occupazione del Mali.

La situazione potrebbe diventare esplosiva e il governo di Bamako ne è ovviamente consapevole. La regione è già estremamente instabile a causa della presenza dei gruppi armati di “Al Qaeda au Maghreb Islamique”, dediti non solo agli attentati ma a traffici illegali di ogni tipo, dalle armi alla droga, passando per gli esseri umani. Cosa accadrebbe se i due gruppi stringessero un’alleanza o peggio si unissero? Il rischio è ovviamente enorme e rischia di mettere in serio pericolo non solo la giovane democrazia di Bamako. Non a caso, gli USA hanno rafforzato negli ultimi anni gli accordi di cooperazione militaree antiterroristica con tutti paesi del Sahel (vedi la Trans Sahara counter Terrorism Initiative o AFRICOM). L’UE invece ha annunciato aiuti per 150 milioni di euro per aiutare i paesi coinvolti a mantenere la sicurezza soprattutto nella difficile zona frontaliera.

MARIA SERRENTI, CSAS – Centro Studi Africani in Sardegna


Fonti: Aljazeera | Reuters | France 24 | Art of being Tuareg | J. D. Fage, Roland Anthony Oliver. The Cambridge History of Africa. Cambridge University Press, 1975 | Baz Lecocq , “Alfellaga: Chapter Four” in Disputed Desert: Decolonisation, Competing Nationalisms and Tuareg Rebellions in Northern Mali, 2010

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